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hanno sfogliato qualche pagina *loading* persone
La guerra in Iraq ha provocato finora un numero di morti CIVILI stimato (comparando le fonti di diversi giornali internazionali) fra i 88656 e i 96766. Interessa?
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Le parole di un ragazzo persiano:
Ho deciso che parteciperò alle manifestazioni di domani. Forse diverranno violente. Forse sarò una delle persone che saranno uccise. Sto ascoltando la mia musica preferita. Voglio addirittura ballarla, qualche canzone. [In Iran musica e balli sono vietati, Nota mia] Ci sono anche alcune grandi scene di film che voglio rivedere. Devo anche tirar giù la libreria. Val la pena leggere le poesie di Forough e Shamloo una volta di più. Tutte le foto della mia famiglia devono essere viste una volta ancora, anche loro. Devo anche chiamare i miei amici per dir loro ciao. Tutto quello che ho sono due scaffali di libri, ho detto alla mia famiglia a chi darli. Mi mancano due esami [capitoli] per laurearmi, ma che importa di questo. La mia mente è in subbuglio e confusione. Ho scritto queste frasi casuali per la prossima generazione perché sappiano che non eravamo solamente in preda all’emotività o spinti dai nostri coetanei. Perché essi sappiamo che abbiamo fatto tutto il possibile per creare un futuro migliore per loro. Perché sappiano che i nostri antenati si sono arresi agli arabi e ai mongoli, ma non si sono arresi al dispotismo. Questo appunto è dedicato ai figli di domani…
Il resto qui
La vedo dura che nel resto del 2009 possa venire scattata una foto più... più più di questa.
Ritrae un manifestante iraniano che soccorre un poliziotto, ferito durante gli scontri.
In Iran in questi giorni stanno succedendo un bel po' di cose interessanti. Una rivoluzione? Riccardo (il nostro coinquilino che studia persiano e che a settembre - se tutto va bene - se ne andrà in Iran) dice di no. Semplicemente una rivolta dopo delle elezioni smaccatamente truccate. Una rivolta che probabilmente finirà soffocata, in un modo o nell'altro, ma che comunque da a tutti un esempio illuminante di civiltà e di desiderio di libertà.
Per chi - come me - non fosse così à la page riguardo alla situazione iraniana, pubblico un efficace bignami del solito Francesco Costa:
Mu’ammar Gheddafi è capo di Stato della Libia da quaranta anni - dal 1° settembre del 1969, per la precisione - ovvero da quando alla guida di un colpo di stato militare depose il re Idris. Durante i primi anni del suo regime nazionalizzò le imprese, espulse la comunità italiana, vietò la vendita di alcolici, restaurò la Shari’a, che è quella cosa per cui l’omosessualità è condannata e soppressa e le donne adultere possono essere uccise nei modi più fantasiosi, giusto per dirne una. Negli anni seguenti camminò a braccetto con l’Unione Sovietica, diede il suo sostegno al dittatore ugandese Idi Amin Dada (responsabile di oltre 500.000 morti, secondo Amnesty International) e a Bokassa, altro dittatore sanguinario e cannibale, nonché a organizzazioni terroristiche quali l’IRA e Settembre Nero, che sono quelli del massacro di Monaco, sempre per dirne una. Gheddafi e il suo regime furono i responsabili, secondo le Nazioni unite, dell’attentato terroristico più grave e sanguinario mai realizzato prima dell’11 settembre: un aereo passeggeri esplose sopra Lockerbie, in Scozia, uccidendo duecentosettanta persone. Oggi la Libia è tutt’ora una dittatura militare, in cui i partiti politici sono stati aboliti nel 1972, i sindacati non esistono e la successione avviene secondo la linea dinastica. Fine del ripassino.
Al ripassino andrebbero aggiunte le torture e i campi di concentramento, il macello a cui sono destinate le persone che noi orgogliosamente respingiamo al confine, il “perdurante contesto di violazioni dei diritti umani, la prolungata assenza di indagini e chiarimenti su casi del passato e un clima di paura, in cui la maggior parte dei cittadini ha timore di sollevare questioni relative ad abusi del passato e del presente”, per usare le parole di Amnesty International. Però Gheddafi è il nostro amico dittatore, e quindi oggi lo accogliamo con grandi onori. Gli attribuiamo una laurea honoris causa in giurisprudenza, a lui che delle leggi se ne infischia bellamente. Gli permettiamo di profanare il Senato della Repubblica, a lui che non sa neanche cosa sia un’elezione e reprime quotidianamente le libertà con violenza e prevaricazioni. La giornata di oggi è una pagina nera nella storia della democrazia italiana.
ce lo ricorda Francesco Costa
Parlo per me per il mio paese
per quella parte che tace e non dice che gli soffoca in gola uno strillo
per lo sgomento di uno spettacolo indegno per cui paga e non lo ha scelto
di chi segue il bastone del pastore o l'etichetta dov'è scritto il proprio nome
per il futuro e inginocchiarsi ed accendere un cero
complimenti davvero
pascoliamo pascoliamo e pure in un campo a caso
e che sia vicino casa perchè migriamo soltanto dal divano al davanzale
prigionieri con il il terrore di essere liberati di essere liberi
caro mercato ti vedo costretto
ad offrirci ogni giorno cio che non ti e' richiesto
per il tuo bisogno per il tuo commercio
la merce marcisce nei supermercati
davanti a intestini accorciati
di uomini obesi
annoiati
e ossessionati
dalla forma
ossessionati dalla norma
non ci siamo
non ci siamo
allora una parola
lanciata nel mare con un motivo
ed un salvagente che semplicemente fa il suo dovere,
una parola che non affonda che magari genera un'onda
che increspa il piattume
e lava il letame