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hanno sfogliato qualche pagina *loading* persone
La guerra in Iraq ha provocato finora un numero di morti CIVILI stimato (comparando le fonti di diversi giornali internazionali) fra i 88656 e i 96766. Interessa?
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Sono in tesi
ed è la prima volta che affronto una prova del genere da sola, senza che i media mi accompagnino con mille servizi e articoli su come sono fatte le prove che devono affrontare i poveri studenti, quanto questo sia stressante per le loro fragili personalità, quanto costano, quale impegno di energie siano e quanta fatica costino e menate di questo genere.
Ho sempre considerato queste cose piuttosto inutili, argomenti periodicamente riciclati per riempire i buchi e far sentire i ragazzi importanti perché "ehi, alla televisione parlano di me!"
Solo ora mi rendo conto che questa sorta di esorcizzazione pubblica dell'ansia da prestazione non era poi tanto inutile...

(...sto passando al setaccio tutti i forum di poveri tesisti terrorizzati...)
Eh eh... mi sento proprio un vero studente di matematica! :-P
Ma se in due anni di governo le priorità si sono spostate dalla risoluzione del conflitto di interessi e dalla riforma elettorale alle liberalizzazioni e alle discussioni accese su coppie di fatto e rifinanziamenti alle missioni varie.
Ma se negli ultimi due anni abbiamo sentito i vari esponenti del centro-sinistra dire queste cose (da Carta canta di Marco Travaglio di oggi, martedì 29 gennaio 2008)
"Se cade Prodi lo scenario più rispettoso della volontà degli elettori è che si vada a votare: non vedo francamente maturare le condizioni per larghe coalizioni o governi tecnico-istituzionali" (Piero Fassino, segretario Ds, 30 ottobre 2006)
"Se cade Prodi si va al voto, un altro governo non c'è" (Piero Fassino, segretario Ds, 23 settembre 2007)
"Se cade questo governo si va a elezioni anticipate" (Piero Fassino, segretario Ds, 22 settembre 2007)
"Se dovessero accadere pasticci, cade il governo. Non ci sono larghe intese che tengano, a quel punto si va a elezioni" (Giovanni Russo Spena, capogruppo Rifondazione al Senato, 30 ottobre 2006).
"Questo governo non ha alternative, dopo Prodi ci sono le elezioni" (Francesco Rutelli, leader Margherita, 25 luglio 2007)
"Un governo tecnico o istituzionale? Ma no, se Prodi dovesse cadere, dopo di lui ci sono soltanto le elezioni" (Francesco Rutelli, 24 ottobre 2007)
mentre ora li sentiamo dire
"Chi vuole le elezioni ora perché forse pensa di perdere l'occasione di vittoria e non sente altre ragioni non ha respiro verso il futuro. Occorre avere senso di responsabilità istituzionale, nazionale, mostrando di avere a cuore gli interessi degli italiani e non propri interessi di partito e dando vita a un governo istituzionale per le riforme che duri un anno" (Walter Veltroni, 26 gennaio)
"Il Pd e Rifondazione chiedono al presidente Napolitano un governo istituzionale per evitare lo scioglimento del Parlamento e fare insieme le riforme più impellenti" (dai giornali del 27 gennaio 2007).
Ma se nessuno sembra saper dare un nome per un premier temporaneo a capo di un governo itsituzionale che sia non dico approvato da tutto lo spettro politico, ma almeno da tutta l'Unione
...come faccio a non pensare che una sonora sculacciata alle elezioni in fondo in fondo se la meritino?

Ogni tempo ha il suo fascismo: se ne notano i segni premonitori dovunque la concentrazione di potere nega al cittadino la possibilità e la capacità di esprimere ed attuare la sua volontà. A questo si arriva in molti modi, non necessariamente col timore dell'intimidazione poliziesca, ma anche negando o distorcendo l'informazione, inquinando la giustizia, paralizzando la scuola, diffondendo in molti modi sottili la nostalgia per un mondo in cui regnava sovrano l'ordine, ed in cui la sicurezza dei pochi privilegiati riposava sul lavoro forzato e sul silenzio forzato dei molti.
(Primo Levi, dal Corriere della sera, 8 maggio 1974).
Lentamente muore
chi diventa schiavo dell'abitudine
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi
chi non cambia la marcia
chi non rischia e cambia colore dei vestiti
chi non parla a chi non conosce.
Lentamente muore
chi evita una passione
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni
proprio quelle che fanno brillare gli occhi
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso
quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo
chi e' infelice sul lavoro
chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore
chi non viaggia
chi non legge
chi non ascolta musica
chi non trova grazia in se stesso.
Lentamente muore
chi distrugge l'amor proprio
chi non si lascia aiutare
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi
ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza portera' al raggiungimento di una splendida felicita'.
(Martha Medeiros)
Penso di aver postato anche qui, a suo tempo, questa poesia, attribuendola a Pablo Neruda.
Niente di più sbagliato, perché a quanto pare si tratta di una bufala che gira da tempo immemore per la rete. Vuoi per buona, vuoi per cattiva fede, la poesia della Medeiros è stata attribuita sempre più spesso al più celebre Neruda.
Anch'io ignoravo bellamente la cosa, se non fosse che il sig. Mastella ieri, nel discorso finale che ha tenuto come ministro di Grazia e Giustizia, l'ha letta per intero (attribuendola anch'egli a Neruda) e quindi la Fondazione Pablo Neruda si è espressa in un commento esplicito, negando la paternità della poesia in questione.
Tanto di cappello alla signora Medeiros, quindi, perché sarà pure una bufala, sarà pure una "poesia motivazionale" da scrivere su una pagina della Smemoranda, ma mi piace assai, che ce vo' fa?
Talvolta si dice che "parlano i fatti".
I fatti però sono mossi dalle persone, e quando si tratta di politica spesso i fatti si confondono con le parole. Ecco allora una raccolta di perle di alcuni personaggi dei quali si è tanto sentito parlare... negli ultimi quindici anni.
Le citazioni vengono tutte da Wikiquote, non pretendo certo di aver scritto qui qualcosa di nuovo. Soltanto mi sono permesso di selezionare, a mio gusto, le frasi più interessanti. La cosa bella è che essendoci le fonti chiunque di noi può prendersi la briga di andare a leggere il testo originale, contestualizzare e fare quello che gli pare :-)
P.S. doveroso: Perché mancano Fassino e Prodi, Ruelli e D'Alema? Semplice, nelle loro pagine non ho trovato nessuna citazione imbarazzante o che mi abbia fatto trasalire. Ciò ovviamente non significa che non abbiano detto fesserie.
Clemente Mastella
Ieri, nell’intervallo di Lazio-Genova, le telecamere ci hanno regalato un singolare quadretto. Sugli spalti, alcuni ragazzi ammazzavano il tempo in maniera stupefacente: si facevano allegramente uno spinello. In particolare una ragazzina si «rollava una canna».
--Aldo Grasso
Quando leggo il giornale, spesso mi capita di chiedermi se i giornalisti non siano talvolta persone un po' troppo fuori dal Mondo, per il lavoro che fanno.
Incipit come questo me ne danno conferma... a meno che quell'aggettivo "stupefacente" non sia un argutisssssssimo gioco di parole! ;-)
È incredibile come a volte l'opinione di persone che sono dentro ad una cultura diversa dalla nostra, ci possa stupire, quasi offendere, ma in ogni caso aprire gli occhi.
Questo è un articolo dell'Internazionale del 13 dicembre, scritto da Li Datong, un giornalista cinese che vive a Pechino.
La strada cinese
Le pressioni internazionali per le riforme politiche sono essenziali per lo sviluppo della Cina
Qualche giorno fa sono stato invitato a cena da un diplomatico occidentale. Parlando della Cina, il mio ospite ha sollevato un problema interessante: "Penso che le critiche dei mezzi d'informazione occidentali alla Cina siano spesso eccessive.
La giudicano in base ai valori occidentali. E se la Cina riuscisse a trovare una nuova via alla modernizzazione e allo sviluppo diversa da quella seguita dall'occidente?". In termini economici, a me sembra che la Cina abbia già rinunciato all'economia pianificata in favore del mercato.
Quindi ho interpretato quella domanda così: nel suo sviluppo politico la Cina può imboccare una strada diversa dalla democrazia occidentale?
Gli studiosi di tutto il mondo discutono il problema dello sviluppo della Cina fin dalla metà dell'ottocento. In base al modello stimolo-risposta, la tesi prevalente è che la Cina non ha mai avuto stimoli interni sufficienti per favorire il cambiamento, e quindi tutte le trasformazioni della sua storia recente sono state una reazione a incursioni economiche, culturali e militari esterne.
Ma negli ultimi tempi alcuni hanno cominciato a sostenere che, anche senza stimoli esterni, prima o poi la Cina avrebbe cominciato a modernizzarsi. Mi rendo conto che tutte queste teorie accademiche hanno una loro logica, ma non credo che la Cina riuscirà mai a trovare un modello di sviluppo squisitamente "orientale".
In duemila anni, quali progressi ha fatto la Cina da sola? Praticamente nessuno. Per usare le parole di Hegel, la Cina "non ha avuto una storia", ha avuto solo una ciclica ascesa e caduta di monarchi, da cui non può nascere nessun progresso. Nella storia recente, il primo caso di qualcuno che sia andato a studiare la Cina per conto del proprio paese è stato quello di lord Macartney, nel 1793.
Macartney andò in Cina quando la dinastia Qing era al massimo della sua potenza, durante il regno dell'imperatore Qianlong. La sua missione fu un fallimento a causa dell'arroganza di Qianlong, ma Macartney tornò con molte informazioni dettagliate sul grande paese orientale. Secondo lui, l'impero Qing era un gigante dai "piedi di argilla": da quando i manciù avevano conquistato la Cina, non solo non c'era stato nessun progresso, ma la società era regredita.
A suo parere, i rapporti sociali dei cinesi erano fondati su uno sciocco "formalismo" che rendeva le persone "vigliacche e crudeli".
Circa due secoli dopo, lo storico francese Alain Peyrefitte avrebbe scritto: "Tra l'agosto e il settembre del 1960 partii da Hong Kong per il mio primo viaggio esplorativo in Cina. Rimasi sconvolto da quanto quella società somigliasse alla descrizione che ne aveva fatto Macartney".
Immobilismo e regressione sono le caratteristiche peculiari della Cina autocratica. Dalla caduta dell'impero, i suoi leader – Sun Yat-sen, Yuan Shikai, Chiang Kai-shek e Mao Tse-tung – sono stati degni successori degli imperatori. E rappresentano tutti la tradizionale mancanza di stimoli interni cinese.
Gli studiosi cinesi vedono nelle riforme degli ultimi trent'anni motivazioni simili a quelle dell'ultimo periodo della dinastia Qing. Osservano che in entrambi i casi la Cina si è trovata in una situazione in cui, se le riforme fossero fallite, avrebbe perduto terreno rispetto all'occidente e il paese avrebbe rischiato di perdere la sua sicurezza e il suo status di grande potenza.
Le manifestazioni di piazza Tiananmen del 1976 dimostrarono che la gente era abbastanza arrabbiata da sfidare il potere assoluto di Mao Tse-tung. Le riforme nacquero dalla paura del governo di perdere il controllo. La base di quelle riforme – "l'accettazione della scienza e della tecnologia dell'occidente e il rifiuto del suo sistema politico" – era una versione moderna delle scelte dei Qing: le riforme miravano a consolidare il potere e non a migliorare la vita della popolazione.
Questa è la vera essenza della tradizione politica cinese. L'ingresso nell'economia di mercato ha soddisfatto il desiderio represso di benessere dei cinesi. Oggi la Cina è più potente che mai. Ma la ricchezza crescente si sta concentrando nelle mani di pochi, e questo provoca dei problemi sociali. Le proteste sono sempre più frequenti e il governo ricorre sempre più spesso alla forza per soffocare il risentimento della società.
In duemila anni di tradizione politica cinese, non c'è mai stato un sovrano illuminato che sia stato capace di proporre politiche in grado di garantire un regno lungo e pacifico. Il popolo ha reagito con violenza alla violenza dei suoi governanti e le dinastie sono sempre cadute, per essere sostituite da altre molto simili.
Non credo esistano stimoli interni per far uscire la Cina da questo circolo vizioso. Oggi la Cina è ormai integrata nell'economia globale. Ma nel paese qualsiasi cambiamento è ancora il risultato delle pressioni internazionali. Se queste dovessero diminuire, la Cina tornerebbe alle sue "tradizioni" e rimarrebbe con il tipo peggiore di economia di mercato, il capitalismo selvaggio.
Quindi, le pressioni internazionali a favore delle riforme politiche sono essenziali per lo sviluppo della Cina. Senza di esse, i suoi governanti (imperatori o funzionari di partito che siano) ricadrebbero nella confortante sicurezza del potere illimitato.
Un ultimo diverso.
Un ultimo con gli ultimi.
Ma ultimi per chi?
Per noi non più, ormai.
Probabilmente il senso di questa iniziativa sta proprio lì.
Come dicono le pagine introduttive del libretto della tregiorni:
"che questo sia l'ultimo ultimo che fai l'ultimo con gli ultimi solo all'ultimo"
Gloria dal basso della terra!
Gloria dal più infame degli stermini!
Gloria nella carestia!
Gloria nella guerra più atroce!
Gloria! Gloria! Gloria!
Solo tu hai la forza con la tua gloria
di asciugare le lacrime,
di portare nella tua gloria,
nell’alto dei cieli
i vinti della terra,
i vinti della terra,
i vinti della terra!