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hanno sfogliato qualche pagina *loading* persone
La guerra in Iraq ha provocato finora un numero di morti CIVILI stimato (comparando le fonti di diversi giornali internazionali) fra i 88656 e i 96766. Interessa?
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Da parte nostra, a tutti voi, gli auguri di un felicissimo Natale.
Tutti i giorni
E' proprio vero, "Sbirciare dal buco della serratura un uomo che invoca la propria morte, è più eccitante che assistere al quotidiano impegno di chi cerca sopravvivere". Per questo mi sento un po' in dovere di segnalare il sito dell'AISLA. Se è vero infatti che ci sono tante persone che sono stanche della propria condizione di sofferenza e vivono la propria vita come un peso, ce ne sono anche altrettante che non sono di questa idea, ma devono lottare ogni giorno contro l'abbandono e le difficoltà che la loro situazione comporta.
Mi sembra davvero doveroso prestare attenzione a queste persone, perché eventi per un certo senso "liberanti" come la morte di Welby possono dare alla coscienza un messaggio pericoloso, che lo vogliamo o no, cioè "a questo punto la morte è la soluzione migliore".
Una cosa la storia di Piergiorgio Welby sicuramente l'ha insegnata a molti: che si può ancora vivere un bel rapporto di coppia.
(guarda te dove mi tocca andare a leggere le notizie... uff, che palle 'sto sciopero dei giornalisti!)
Ogni tanto quello che serve è una bella botta di autostima, tanto per avvicinare la visione che abbiamo di noi stessi a quello che vorremmo davvero essere.
Grazie Knuppete... anche se non so se te ne ricorderai
A volte le discussioni più interessanti nascono nei posti più anomali.
Per esempio dal dentista, disteso sul lettino.
Certo, il mio dentista è un personaggio un po' particolare. Ormai sarà sulla cinquantina, ma è la classica persona che non ha mai smesso di mettersi in discussione, ma non per questo si abbatte, anzi mantiene un innato entusiasmo in ogni cosa che fa. Ha uno studio, insegna, segue dei progetti con degli ingegneri per l'università di Padova... insomma, decisamente un personaggio.
Non so nemmeno perché, ma oggi quando mi sono disteso sul lettino per un normalissimo controllo, e pure gratuito, abbiamo cominciato a parlare, in modo non troppo serio, di cose un po' importanti, dei cosiddetti "massimi sistemi".
Ora che ricordo tutto è nato da una sua considerazione, cioè che fare il dentista è un lavoro totalmente idiota. Idiota perché non ha un'utilità pratica immediata, se non aiutare, al limite, la masticazione delle persone. "Se venisse un marziano sulla terra e vedesse un dentista si chiederebbe subito 'ma perché mai sta lì a portare su e giù i denti della gente?' ".
Da qui siamo partiti un po' per la tangente, fino ad arrivare alla conclusione che tre quarti dei lavori, a conti fatti, visti in quest'ottica sono dei lavori idioti, nel senso che non portano nessun beneficio concreto e essenziale. Soprattutto in ambito informatico, dove in fin dei conti si creano software che altro non sono che insiemi di bit memorizzati qui o lì. Basterebbe togliere (nel senso di eliminare) la corrente elettrica e tutto il lavoro degli informatici di tutto il mondo sarebbe perso.
Allora a cosa serve? A cosa serve tutto questo studio, tutte queste "seghe mentali", tutto questo darsi da fare per produrre cose o servizi oggettivamente "idioti"?
Serve perché quello che ci distingue dalle bestie, in fondo, è l'uso della fantasia.
Così il mio dentista mi ha raccontato di quando era più giovane, ed era, per usare le sue parole, "un sessantottino da interni", nel senso che non è mai andato in piazza a tirare sanpietrini, ma serbava dentro di se le idee e gli slogan di quegli anni. Ebbene, di tutte le parole che si sono spese in quel periodo secondo lui c'è uno, un solo slogan che è davvero attuale, davvero degno di essere posto come nostro obiettivo: "la fantasia al potere".
Ormai in molti campi del sapere umano, come l'informatica, ma anche spesso la medicina, o l'insegnamento, si può fare di tutto. Allora è venuto il momento di non concentrarci più troppo su cosa fare, su certe questioni inutili che vengono rimescolate ogni anno, o ogni governo. Concentriamoci sul come fare le cose, su qual è il modo intelligente per farle.
Peccato che per fare ciò occorrano diversi passi, diversi sforzi "di intelligenza" uno più difficile dell'altro. Bisogna innanzitutto ascoltare, e ascoltare sul serio, quali sono i bisogni della gente. Non ascoltare avendo in mente le soluzioni che possiamo già avere pronte noi ai loro problemi, proprio ascoltare per capire il loro punto di vista. Solo così si può capire quali soluzioni, poi, si possono proporre, e quali invece no.
Questo è un metodo di base nel rapporto, per esempio, tra un'azienda e un cliente, ma sono convinto che con le stesse dinamiche si potrebbe rapportare nel dibattito politico, per esempio. Dite che sono un po' troppo Berlusconi, quando parlo così? :-P Non credo.
Alla fine il discorso si è spostato ancora più in là, sempre in modo semiserio, sulle forze che governano l'universo. Abbiamo parlato di come alla fin fine ogni atto di intelligenza sia, in genere, un mettere ordine al caos, ma spesso questo ordine non è quello che ci si aspettava, e per questo bisogna tenere bene aperte tutte le porte.
Un po' come mia mamma, o la moglie del dottore (ma non è un vezzo soltanto femminile), quando mettono in ordine le stanze. Usano un loro punto di vista, un loro concetto di ordine, e noi non troviamo più le cose.
Usare l'intelligenza è una lotta perpetua contro l'entropia, ma forse è una lotta che vale la pena combattere.
Se non altro perché, sarà perché ho guardato troppe puntate di Star Trek, ma secondo me è nella natura umana utilizzare le proprie potenzialità nel migliore dei modi.
Peccato che per fare questo occorra distaccarsi (attenzione, non abbandonare, ma distaccarsi) da certe convinzioni, certi dogmi o certezze che spesso ci tengono ben saldi, ma un po' troppo ancorati al terreno.

Mai prima d'ora un film era riuscito a far vacillare così tanto il mio senso della realtà.
Oggi c'era un vento di quelli da film. Faceva sbattere forte le imposte delle finestre, faceva volare i lacci delle giacche, vaceva ballare le fronde degli alberi, faceva ululare tutti gli anfratti...
...mi ha ricordato una favola che mi piaceva molto quando ero piccola: si chiamava "La strega di carta" ed era la storia di una piccola strega, fatta di carta di giornale, che aveva paura del vento e per questo se ne stava sempre nascosta in ogni cantuccio. Così facendo, ovviamente, non aveva mai visto e conosciuto davvero il mondo. Un giorno però incontrò una formica che, pur essendo molto più piccola di lei, non aveva paura del vento. Allora la strega si fece spiegare il segreto per battere il vento, lo vinse e da quel giorno camminò per tutte le strade senza avere più paura.
Mi ricordo ancora che la Befana (perché era stata proprio lei a regalarmi quel libretto!) mi aveva fatto questa dedica: "a Martina, perché impari a non avere paura!"
Anche io oggi, mentre giravo per le vie di Rovigo, appena ho incontrato il vento, l'ho fronteggiato e, grazie al segreto, ho pure vinto! Però non vi posso proprio dire qual è!